Centro di informazione, documentazione e orientamento per l'autonomia, l'indipendenza e l'inclusione delle persone con disabilità
nella Regione Friuli Venezia Giulia (L.R. 14 novembre 2022, n. 16, art. 12, comma 4 e ss.mm.i.).
In alcuni piccoli comuni della Val Susa e della Val Sangone, in Piemonte, le biblioteche rischiavano di chiudere per mancanza di volontari e personale disponibile. Oggi invece quegli stessi spazi sono diventati presìdi culturali vivaci, molto frequentati e capaci di creare relazioni positive all’interno delle comunità. A renderlo possibile è stata una sperimentazione innovativa: i Cit – Cantieri di Inclusione Territoriale, un’evoluzione dei tradizionali centri diurni che punta a valorizzare capacità, desideri e potenzialità delle persone con disabilità, mettendole al centro della vita dei territori.
Nelle biblioteche di Sant’Antonino di Susa, Bussoleno e San Giorio, per esempio, la presenza quotidiana delle squadre Cit ha ampliato gli orari di apertura e trasformato luoghi che rischiavano di essere abbandonati in punti di aggregazione molto apprezzati. Le persone con disabilità accolgono gli utenti, catalogano i libri, si occupano degli spazi e contribuiscono a renderli più accoglienti. Ma, soprattutto, offrono alla comunità un’occasione di incontro autentico, tanto che spesso chi entra non lo fa solo per prendere in prestito un libro, ma per scambiare qualche parola con loro.
Il progetto è stato ideato dalla cooperativa sociale Il Sogno di una Cosa di Torino, che ha ripensato il modello del centro diurno alla luce della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e delle richieste concrete di utenti e famiglie. L’obiettivo è superare l’idea del “servizio che ospita” per costruire invece percorsi individuali di autonomia, autodeterminazione e partecipazione attiva alla vita di comunità. I Cantieri di Inclusione sono quindi luoghi aperti, inseriti nei contesti reali: biblioteche, scuole, centri giovanili, associazioni sportive, spazi pubblici.
Le squadre, composte in media da quattro persone con disabilità e accompagnate da volontari, rispondono a reali bisogni del territorio: manutenzione di arredi urbani, cura dei sentieri, gestione di orti sociali, riordino di archivi e biblioteche, piccoli interventi richiesti dalle istituzioni locali. Anche la pausa pranzo, vissuta fuori dal servizio in bar e trattorie del luogo, diventa parte integrante del percorso di autonomia. La loro presenza è ormai un punto di riferimento: le squadre sono attese, riconosciute e accolte come un valore aggiunto dalla cittadinanza.
L’esperienza prende ispirazione da un altro progetto piemontese che da anni mostra risultati significativi, quello dei Punti Rete nel Chierese. Qui piccoli gruppi di persone con disabilità collaborano con biblioteche, centri giovanili e altri servizi pubblici, svolgendo attività che coniugano utilità sociale e possibilità di relazione. Tra gli esempi più originali rientra l’ambulatorio “SOS delle Piante" di Pecetto Torinese, un servizio gratuito dove i cittadini possono portare le proprie piante in difficoltà e ricevere consigli e piccoli interventi. Chi vi lavora non solo mette in campo competenze pratiche, ma guadagna un ruolo sociale riconosciuto, che diventa occasione di crescita personale e autonomia.
Un’altra esperienza virtuosa è la Falegnameria itinerante del Canavese: un laboratorio che, partito come attività interna a un centro diurno, è diventato un progetto mobile capace di animare piazze, eventi e comunità. Le persone con disabilità progettano e realizzano oggetti in legno, collaborano con architetti e creativi e coinvolgono direttamente i cittadini, trasformando ogni appuntamento in uno spazio di incontro e co-creazione.
Queste esperienze dimostrano che un nuovo modo di intendere i servizi per la disabilità è possibile: non più luoghi chiusi dove riempire la giornata, ma opportunità per essere cittadini attivi, riconosciuti e utili alla comunità. Il territorio, a sua volta, scopre risorse che non immaginava di avere e impara a guardare alla disabilità non come a un limite, ma come a un punto di forza in grado di generare relazioni, senso di appartenenza e innovazione sociale.
Fonte: Vita.it